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Depressione Reattiva

Depressione Reattiva Inpsychae Studio Psicologia e Psicoterapia Roma Prati 046

Depressione Reattiva

 

Caso di Flora paziente con una diagnosi di Depressione Reattiva

post intervento di mastectomia

Inizio trattamento: 19 luglio ‘05

Fine tratttamento:17 gennaio ‘06

Flora ha subito mastectomia totale in seguito a carcinoma. Ha affrontato l’intervento con grande forza e coraggio, quasi come non fosse lei ad averlo subito.

Appena finita la chemioterapia sono iniziati i primi sintomi di depressione.

Riferisce di provare a volte un forte stato ansioso, si stupisce di stare così male «guarda come mi sono ridotta!» e si spaventa del suo stesso stato.

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E’ spesso triste, piange e non ha voglia di dedicarsi alle attività abituali, come la cucina e il canto, con la conseguenza di sentirsi in colpa verso il marito e il figlio, con i quali non riesce più ad essere la stessa persona di prima.

Stenta a riconoscersi anche fisicamente: ingrassata, gonfia, con i capelli bianchi e incolti, desidera moltissimo ritornare quella che era.

E’ rimasta in stretto contatto con un’amica incontrata all’ospedale, dice che è l’unica persona in grado di aiutarla, nonostante sia in fase di metastasi e in lotta costante con il suo male.

Il contatto con l’amica la fa pensare che pure a lei il primo intervento era andato bene, ma poi il cancro è recidivato e ora potrebbe non farcela dice: «potrebbe succedere lo stesso anche a me»! Ansia.

Piange per quasi tutta la seduta. L’immagine della camerata di ospedale la perseguita, come un fumetto nefasto dove sono dipinte le tappe della sua malattia, In camera con lei, infatti, oltre all’amica attuale, c’erano donne che sono morte davanti a lei per lo stesso male.

Non riesce quindi a togliersi dalla testa quell’immagine che nei momenti peggiori le sembra un presagio malefico.

Pensando al futuro dell’amica si aspetta il peggio e questo le fa provare un senso di paura, rabbia, ingiustizia.

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Vive la malattia di quest’ultima in modalità simbiotica: aspetta con ansia i risultati della TAC come se fossero i suoi, si è fatta l’idea che se l’amica ce la farà, allora ciò varrà anche per lei, e viceversa.

In particolare per 7 gg.  ha avvertito una forte tensione muscolare prima di andare a letto, dormiva poco, aveva forti sudorazioni e un magone allo stomaco «mi sentivo scoppiare» cerca di evitare di stare a casa da sola.

Riferisce di provare una forte angoscia che emerge soprattutto quando sta a casa, e le cose peggioravano se c’era il marito e il figlio perché: «vedo che loro cercano di aiutarmi e non ci riescono».

«Mi sforzo ma non ce la faccio, l’angoscia non mi lascia. Voglio guarire al più presto, ma non ci riesco, anche se mi sento migliorata, e questo mi fa sentire ancora più male e impotente».

La faccio riflettere sul fatto che questa fretta non le giova, ma anzi, la fa stare ancora più male perché sperimenta un senso di impotenza.

Problemi presentati dalla paziente: 

  • Depressione
  • Ansia con sintomi somatici
  • Senso di colpa nei confronti dei familiari

 

Strategia terapeutica:

  • Trattamento della depressione tramite esame dei pensieri disfunzionali
  • Trattamento del senso di colpa
  • Ristrutturazione cognitiva
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Quinta seduta 18 ottobre

La paziente riferisce di sentirsi molto meglio da una decina di giorni circa, l’immagine dell’ospedale e i pensieri ricorrenti sulla sua sorte non si sono più presentati. Si è iscritta a un corso di ballo latino americano con il marito.

Ha ripreso a lavorare con un sereno entusiasmo e spensieratezza che fino a poco tempo fa non aveva.

I commenti di alcune colleghe: “ah, sei tu? Non ti avevo riconosciuta con i capelli corti, anche se sei sempre una bella donna” le provocano un senso di forte fastidio.

 

Ha riflettuto sul fatto che non bisogna avere fretta di guarire,

ma che ci vuole il suo tempo e deve armarsi di pazienza, e si sente rasserenata. Le ho esposto graficamente  i 2 circoli viziosi di mantenimento:

  • depressione-non sono più una brava moglie e madre-mi sento in colpa = sto peggio
  • sintomi depressivi – voglio guarire al più presto-non ci riesco = impotenza + depressione

Le ho dato il foglio da portare con se e guardare ogni volta che le fosse capitato di sentirsi in colpa.

Abbiamo riflettuto sul fatto che questi due circoli viziosi si sono instaurati sul suo tratto di personalità per cui prova un dominanate  bisogno di essere sempre forte ed efficiente, e non accetta di stare male ed essere debole. Ha risposto con una forte carica emozionale, piangendo e dicendo che era proprio così.

A questo punto ho rinforzato l’obbiettivo comune di lavorare insieme perché Stefania da questa occasione dolorosa riesca a trovare un opportunità di crescita personale e non sia più quella di prima, ma bensì “migliore di prima” Le ho dato il compito di scrivere dei diari.

 

Le spiego che mentre vive con angoscia i presagi negativi sul suo futuro, in realtà è vittima di pensieri automatici disfunzionali

che scattano in alcuni momenti sotto certi stimoli.

Mentre questo avviene, tramite l’attenzione selettiva la sua mente si concentra solamente sui dati negativi, perdendo  in buona parte il senso di realtà che invece riserva molti elementi a suo favore.

Le faccio vedere l’ABC e le spiego che li deve fare a casa anche lei ogni qual volta le capita di avere dei pensieri negativi.

E’un modo efficace a sua disposizione per riconoscere i pensieri automatici che la coinvolgono in un circolo vizioso.

Nel raccontarmi i fatti noto che non riesce a nominare la parola “tumore”, le spiego che invece è importante che impari a dirlo, a “tirarlo fuori da se” per poterlo combattere, rimanendo “ dentro” le fa solo del male.

Conclusioni:

La paziente riferisce di sentirsi nettamente migliorata, riesce ad applicarsi di più sia nel lavoro che nelle altre attività, ma percepisce soprattutto un notevole cambiamento interiore.

«Se non mi va di fare le cose non le faccio, non sono più come prima quando le avrei fatte per gratificare gli altri, sono in un momento di debolezza e questo gli altri lo devono accettare, piano piano migliorerò, ci vuole pazienza, so che potrebbe durare ancora alcuni mesi….»

Non le è più capitato di provare senso di colpa, né fretta di voler tornare ad essere come prima.

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Dice di avere riflettuto sui circoli viziosi

e in particolare sul senso di colpa e di avere capito che contribuiscono solo a farla stare peggio.

Con i familiari è meno chiusa, ci parla di più, li rende più partecipi della sua realtà.

Afferma di non arrabbiarsi più come prima per la cose che le sembrano ingiuste, di non prendersela più così tanto per delle situazioni che in fondo non giudica più così importanti.

L’unica rabbia che sente ancora dentro è quella di non accettare questo male che è arrivato proprio nel momento della vita in cui avrebbe voluto godere di tutto quello che ha realizzato insieme al marito.

Afferma di vedere tutto con un altro occhio, tutto diverso, vede persone insopportabili che in passato aveva dovuto subire e non si rende conto di come ha fatto. Subiva molto di più dagli altri, e afferma: «ora non mi toccano, non so se è una conquista, ma in fondo non me ne frega niente»

Si sente molto meglio, afferma di cominciare a sentirsi guarita.

Negli ultimi 15 giorni le è capitato di stare male solo un sabato, dopo aver passato una bella giornata alla sera le è venuto un “magone”.

Ha imparato a riconoscere i pensieri disfunzionali e le loro conseguenze e questo lo trova di grande aiuto.

Non pensa più che “potrebbe risuccedere”, ma al contrario, pensa che le è andata bene e che deve ringraziare Dio. Prossimamente deve fare altri esami medici di controllo, mentre prima pensava: “tanto va tutto bene”, ora pensa che anche se ci fosse qualcosa che non va lo afffronterà con calma e pazienza.

Riflettiamo sul senso della terapia e dei cambiamenti che ha apportato alla sua vita.

Il marito l’ha vista sempre forte, faceva tutto lei, in questa circostanza la debolezza che lei ha accettato di dimostrare gli ha dato modo di vederla più umana e di dimostrarle il suo amore e comprensione. Si è sentito finalmente “importante”, come egli stesso afferma: «mi sento “riscattato” di molte cose, ora le cose vanno molto meglio di prima!».

La Dott.ssa Jole Anna Panzera riceve presso lo studio Inpsychae di cui, con assieme al dott. Nicola Petrocchi ne è fondatrice.

Via Marcantonio Colonna n. 44 - Roma

cell. 3383013158

mail personale: studiojpanzera@gmail.com

 

Jole Anna Panzera - MioDottore.it

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