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Training Assertivo

Storie di Terapia - Inpsychae Studio Psicologia e Psicoterapia Roma Prati 043

Training Assertivo

 

Caso di Manuela, paziente con deficit assertivo

Storia familiare

E’ figlia di un operaio, vivevano in campagna isoalti dal mondo.

La madre era una donna molto fredda e assente, mentre il padre spesso tornava ubriaco  e picchiava selvaggiamente moglie e figli per un nonnulla.

La madre non reagiva né per proteggere se stessa né suoi figli, dice: «non capisco questa donna, non ha mai saputo prendere decisioni, i figli le sono capitati così, per caso» Ricorda il padre sempre nervoso e iracondo.

Fin dalla nascita passava molti mesi dalla nonna che abitava anch’essa in campagna ma lontano dai genitori, che non vedeva per lunghi periodi.

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Riferisce di non provare amore per la madre, dalla quale ha ricevuto poco o nulla: «c’erano momenti in cui pregavo il signore di farmi morire, ero sola, non potevo uscire, mio padre voleva impedirmi di fare le scuole dell’obbligo, poi è venuto il parroco con i carabinieri e l’hanno costretto» Quello che le è pesato di più è stata la rinuncia allo studio a causa dell’opposizione del padre, e anche li la madre non è intervenuta. La madre era passiva e non si occupava quasi di nulla, eccetto dei lavori del campo.

Del fratellino se ne occupava lei, al punto che la chiamava “mamma”.

Alla domanda su che cosa avesse desiderato risponde: «cosa desideravo? Ma io non sapevo nemmeno cosa fosse avere un desiderio, per qualsiasi cosa la risposta era sempre no, anche se chiedevo un album da disegno la risposta era no, non potevo relazionarmi a nessuno perché gli altri non c’erano, intorno a me c’era solo campagna»

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Storia di vita

Si sposa a 19 anni, lasciando la campagna.

La vita matrimoniale e quella di paese la travolgono di  novità  ed aspettative: prima di allora non era mai andata a fare la spesa in un negozio, né sapeva come si pagava una bolletta. Comincia a star male: tremori, contrazione della bocca, le battevano i denti all’improvviso, senza spiegazione Afferma di non sapere come si è trovata con il marito, non avendo alcun termine di paragone: è l’unico uomo che ha conosciuto. I rapporti fisici con lui ha sempre cercato di evitarli.

Si sente molto  stanca e riflettiamo sul fatto che forse richiede troppo a se stessa.

Le suggerisco di farsi aiutare dalla figlia più grande nelle faccende domestiche per alleggerirsi un po’, in modo da avere un poco di tempo da dedicare a se stessa e al riposo. Il marito la fa sentire soffocata, non capisce le sue esigenze, non è né di parole né di fatti.

Le chiedo che cosa le piacerebbe fare, qualche attività o hobby che la possano interessare. Lei risponde che non lo sa. Non ha desideri perché non ha mai conosciuto le cose desiderabili o perché non li sa riconoscere?

Ha stabilito dei turni che le ho suggerito con la figlia: chi cucina non lava i piatti, è alleggerita, riesce ad avere quei 20 minuti di relax che altrimenti non saprebbe dove prendere.

Richiesta terapeutica

Afferma che dalla terapia vorrebbe imparare ad essere più assertiva, meno sottomessa, riuscire ad opporsi e a dire quando le cosa non vanno. Lei tendenzialmente lascia andare, non interviene. Vorrebbe “prendere più in mano la sua vita”.

Prova  una forte rabbia nei confronti del padre, non capisce perché si sia lasciato andare così. Fino a morire.

Si rammarica per delle cose che in passato non ha fatto o non ha detto, avrebbe voluto essere diversa, reagire.

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Vorrebbe tanto riuscire ad opporsi verso chi si comporta male, ma anche quando le si presenta l’occasione buona per dire la sua ci rinuncia, ad esempio, durante un invito a cena dalla sorella, questa ha lasciato che parlasse il cognato di faccende che riguardavano strettamente loro due. La cosa le fece provare un’intensa rabbia ed irritazione.

Tre mesi fa è riuscita a difendersi con il cognato: «non sono un pollo da spennare!» Ma successivamente si è sentita male, non si riconosceva per aver tirato fuori la  rabbia che aveva dentro, non è abituata a farlo.

Ritiene di non aver fatto abbastanza (e si sente in colpa),  per convincere il padre a curarsi di un disturbo cardiaco di cui soffriva.  Prova un gran senso di colpa che la fa sentire incapace di affrontare le situazioni.

Le ho fatto notare che è stato proprio lui ad insegnarle fin da bambina che l’essere remissivi e non far valere la propria volontà è la strategia migliore per sopravvivere, ma ci sono situazioni in cui non funziona.

Non ha detto:

In occasione della morte del nonno lo zio tiene un  discorso dove afferma che il padre è stato un buon padre un buon marito.             

Avrebbe voluto ribellarsi e dire che non è stato così, ma non ci è riuscita.

⇒ Rabbia molto forte verso lo zio verso se stessa

 

Non ha detto abbastanza:

Il marito dice che lei ha portato avanti la gravidanza della seconda figlia  per volere dei familiari e non per sua volontà.

Lei non è mai riuscita a convincerlo che non è stato così

⇒ Impotenza  Incapacità        

 

Strategia terapeutica

  • Trattamento del senso di colpa
  • Trainig assertivo
  • Utilizzo degli ABC

Riflettiamo sul fatto che la strategie di rinuncia all’affermazione di se si è rivelata quella più funzionale alla “sopravvivenza in un clima familiare insopportabile, ma a lungo andare tale strategia può rivelarsi disfunzionale tutte quelle volte dove è richiesto un comportamento assertivo.

Utilizziamo gli ABC per monitorare i deficit assertivi e i progressi.

Attuazione del trattamento  terapeutico

C’è stata una cena con i parenti, ma molto veloce, l’atmosfere era fredda (avevano precedentemente litigato) E’ riuscita a dire alla madre quello che pensava riguardo alla divisione della casa e al fratello.

Facciamo un ABC condiviso della problematica che lei vuole superare e un ABC correttivo della situazione con la madre.

Situazioni  di esercitazione assertiva

  • In macchina

Torna a casa dopo l’elettrocardiogramma, era il compleanno del marito, prepara il dolce e la cena, va a prendere la figli e trova il passaggio bloccato da una macchina parcheggiata in doppia fila.

Aspetta per ben 20 minuti e quando ritorna il proprietario riesce a dirgliele di santa ragione.

Torna a casa e il marito la rimprovera, le dice che non avrebbe dovuto rispondergli e si chiede come mai lo ha fatto, nota la sua faccia “compiaciuta” L’unica spiegazione la trova nell’attribuire il fatto a una rivalsa verso un extracomunitario per un evento passato.

Lei invece si è sentita finalmente bene a dirgli quello che pensava, in passato non lo avrebbe mai fatto.

Riflettiamo sul fatto che il marito, così come tutti gli altri, l’hanno sempre conosciuta come una persona poco assertiva e piuttosto sottomessa, faticano quindi a riconoscerla nei panni di una persona che fa valere i suoi diritti.

 

  • Con una mamma a scuola

C’è stata un’altra occasione i cui è riuscita a difendersi, ovvero con una mamma della scuola di sua figlia.

Anche in questa situazione ha provato una grande soddisfazione e benessere dopo avergli risposto a tono.

Compariamo gli ABC di come la situazione veniva gestita in precedenza con la gestione attuale.

Esperienza emozionale correttiva:

la paziente ha avuto modo di sperimentare i benefici di una maggiore assertività, rompendo il circolo vizioso dell’evitamento e fungendo nel contempo da rinforzo correttivo del comportamento assertivo.

Il marito non capisce il fatto che lei abbia deciso autonomamente di avere la seconda figlia, non riesce a spiegarselo.

Le pesa che lui non creda in lei e si arrabbia con se stessa perché non è riuscita a trasmettergli le verità, ritiene che per lui sia un “appiglio” per darle contro sul fatto di non averlo ascoltato.

Riflettiamo sul fatto che agli occhi del marito lei è sempre stata “quella che obbediva”, quindi gli è più facile pensare che gli abbia disobbedito per obbedire ad altri. Per il marito sarebbe una sconfitta pesare che lei non lo abbia davvero ascoltato.

Riflettiamo sul fatto che invece di essere una sua incapacità a trasmettere potrebbe essere una chiusura difensiva del marito il fatto di non voler ascoltato la sua versione.

  • Con la suocera

Successivamente arriva molto soddisfatta: si è rifiutata di accompagnare la suocera per venire all’appuntamento con me.

«Manuela (il suo nome) non l’avrebbe mai fatto! Mi sono sentita benissimo.

Prima conoscevo solo Manuela, ora comincio a conoscere l’altra Manuela, e mi piace molto di più!» Le ricordo che la “vecchia Manuela in fondo non era quella vera, ma quella costruita dal padre e dalle esperienze infantili, che aveva  negato i suoi bisogni, imparando a chinare la testa e arrendersi, ora sta emergendo lei stessa per com’è realmente.

I suoceri (entrambi cupi e tenebrosi) abitano sopra di lei.

Per tutti questi anni (23),  lei si è assoggettata a fargli il saluto mattutino, serale, nonché sorbirseli tutte le domeniche a pranzo.

Riflettiamo sulla possibilità di uscire da queste piccole “gabbie“ che fanno decadere la qualità di vita di tutta la sua famiglia.

Ma ci vorrà del tempo per risolvere i “guai “che ha combinato Manuela! Ridiamo insieme di gusto.

  • Con la cognata

Porta come una buona notizia una forte discussione avuta con la cognata, con la quale aveva sempre taciuto.

Sono emerse così delle notizie su situazioni passate e malintesi che le hanno aiuto a migliorare il rapporto.

Le faccio notare come il suo “tacere per il quieto vivere” in realtà per quanto paradossale alimentava l’astio nel rapporto non lasciando spazio alla chiarificazione.

Si è stupita di se stessa, di essere riuscita ad esporre tranquillamente le cose che pensava. All’inizio ha ricevuto critiche da parte del marito, successivamente si è ricreduto.

Risultati  terapeutici

Con il passare del tempo le esperienze correttive prendono il posto di quelle disfunzionali.

La paziente impara a mettere in atto una maggiore assertività in cui riesce a far valere le proprie opinioni e le proprie idee con grande soddisfazione.

Ci accordiamo sul diradare gli incontri, visto che dimostra padronanza già da tempo nell’attuazione di una soddisfacente assertività

Dopo le vacanze estive mi conferma di mantiene una posizione assertiva: ha discusso con il marito dicendogli chiaramente quello che pensava.

Lui non accetta questa “nuova” moglie, ma poi china la testa e fanno pace.

Lei è fiera  se è compiaciuta dai progressi effettuati.

La Dott.ssa Jole Anna Panzera riceve presso lo studio Inpsychae di cui, con assieme al dott. Nicola Petrocchi ne è fondatrice.

Via Marcantonio Colonna n. 44 - Roma

cell. 3383013158

mail personale: studiojpanzera@gmail.com

 

Jole Anna Panzera - MioDottore.it

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